Vetiti, second hand e AI.

Vetiti, second hand e AI.

L’Europa ha creato una normativa con le tradizioni napoletane.


L’Europa dice basta allo spreco di vestiti!
Cosa ne pensa Fattapposta: “E ce vuleva a legge?!”


L'Europa scopre che buttare vestiti è 'na cafonata


Dal 19 luglio entra in vigore una delle novità più interessanti per il mondo della moda:
il Regolamento (UE) 2024/1781 sull'Ecodesign per i Prodotti Sostenibili (ESPR).

Nun ve preoccupate, ve lo traduciamo:
non sarà più possibile distruggere gli abiti invenduti solo perché occupano spazio in magazzino o perché la nuova tendenza ci costringe ad indossare pantaloni rigorosamente color cachi.


L'obiettivo è nobile e chiaro: STOP agli sprechi.

I marchi dovranno, per legge, favorire il riutilizzo, la rivendita, la donazione o altre forme di recupero dell'invenduto.
A meno che il capo non sia danneggiato al punto di poter danneggiare chi lo indossa.


E perchè ne stiamo parlando sul blog di Fattapposta?

Perché mentre qualcuno festeggia una rivoluzione, nuje stiamo ancora ragionando… ma quindi era davvero necessario scriverlo nero su bianco?"


Noi prendiamo capi già vissuti (anche quelli vittime di concerti indie)

li ricamiamo (rigorosamente a mano),
e li trasformiamo in pezzi che meritano una seconda vita.

In pratica, facciamo upcycling da quando ancora non era la parola in voga su LinkedIn.


E adesso le maison di lusso che fanno? Buttano l'immagine o salvano i vestiti?


Noi siamo dei semplici, ma con lo sguardo rivolto ai più grandi, e lo sappiamo che siete curiosi pure voi.

Per anni molte maison hanno preferito proprio distruggere gli invenduti piuttosto che vedere un capo esclusivo "dato 'n pasto 'e cane".

E non si tratta di soldi: ma di una strategia per proteggere l'immagine del marchio,
insomma, il valore di molti abiti è dato da quell'aura di esclusività che rende un brand... un brand.

Oggi questa strategia adda’ cagnà


Il cliente di oggi vuole ancora l'esclusività, ma pretende anche coerenza.
E fortunatamente, bisogna dimostrare di avere rispetto per le risorse, per il lavoro e per il pianeta, per spaccare veramente.

E forse il vero lusso, non sarà più distruggere un capo per mantenerlo esclusivo. Sarà riuscire a trasformarlo in qualcosa di nuovo senza perdere identità.


Fattapposta lo dice da sempre: riutilizziamo le materie prime. 


La sostenibilità non deve essere pensata “a magazzino pieno”.

Per salvare il pianeta dagli sprechi è necessario cambiare i criteri di produzione: non può “magazzino pieno”, ma “magazzino intelligente”.
La vera sfida, per i grandi produttori di vestiti, è quella di
riuscire a prevedere la giusta quantità di vestiti da realizzare.
In questo, possiamo farci aiutare dall'intelligenza artificiale.

L'IA può analizzare i comportamenti dei consumatori, prevedere le tendenze, stimare la domanda reale e aiutare i brand a evitare produzioni eccessive. In questa maniera:

  • Meno capi inutilizzati = meno sprechi

  • Meno risorse consumate = meno prodotti destinati a diventare un problema

Poi, certo, quando un capo esiste già, la soluzione più bella è quella che conosciamo bene: lo troviamo, lo ricamiamo e lo facciamo bello bello.

È esattamente quello che facciamo ogni giorno noi di Fattapposta!
(E si nun o’ sapive già, clicca qui)

Con ago, filo, creatività e… no, a’ pacienza no.

Non abbiamo aspettato che fosse una legge europea a dirci che un vestito non si butta solo perché ha già avuto una storia.

 

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